Dev'essere questo che si prova a stare nell'anticamera dell'Inferno. O in Messico, che è la stessa cosa.
In genere non ha mai fatto eccessivo caldo qui, non paragonato alla morte che si aggirava per l'Italia, stando almeno ai giornali e a quanto mi è stato detto. Ok, nelle giornate assolate faceva caldo se ci stavi proprio sotto, ma all'ombra con un filo di vento stavi bene, e l'unico effetto tangibile era portare qualche stronza a prendere il sole
sui campi da golf sui prati del campus. Ma questa settimana sta succedendo qualcosa. Il sole brucia più del dovuto, e non c'è più traccia del vento che sconvolgeva il cielo con cadenza oraria: al suo posto, LA FALCE IN FORMA GASSOSA. Tira un vento caldo come un getto di phon sulla faccia, ma non pensate allo scirocco, è un vento CALDO E UMIDO. Come un indiano ubriaco che vi mette le mani addosso, come un tuffo nella melassa portata a ebollizione, come respirare i vapori dell'asfalto appena spalmato sulla strada, sopra a una distesa di animali morti. Vivere fuori dall'aria condizionata è impossibile.
L'erba si sta seccando un po' ovunque, e i prati su cui era bello morire immolati alla patria ora sembrano la scenografia di un film sulla Route 66.
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